Effetti cambiamenti climatici sulla salute legati alla temperatura

Il più ampio studio finora condotto sui potenziali impatti dei cambiamenti climatici sulla salute legati alla temperatura ha dimostrato che, con l’ aumento delle temperature globali, l’ aumento dei tassi di mortalità durante il caldo supera qualsiasi diminuzione dei decessi dovuti al freddo, e molte regioni sono confrontate a forti aumenti netti dei tassi di mortalità.

Pubblicato in The Lancet Planetary Health, lo studio ha confrontato la mortalità legata al calore e al freddo in 451 località in tutto il mondo e ha mostrato che le regioni più calde del pianeta saranno particolarmente colpite. Ad esempio, se non si interviene entro il 2090-99, si prevede un aumento netto dei decessi del +12,7% nel Sud-Est asiatico e tassi di mortalità in aumento anche nell’ Europa meridionale (+6-4%) e in Sudamerica (+4-6%). Nel frattempo, le regioni più fredde come l’ Europa settentrionale potrebbero non registrare cambiamenti o un calo marginale dei decessi.

E’ incoraggiante notare che la ricerca, condotta dalla London School of Hygiene & Tropical Medicine, ha anche mostrato che questi decessi potrebbero essere ampiamente evitati in scenari che includono strategie di mitigazione per ridurre le emissioni di gas serra e l’ ulteriore riscaldamento del pianeta.

Antonio Gasparrini, Professore associato di Biostatistica ed Epidemiologia alla London School of Hygiene & Medicine Tropical e autore principale del documento, ha dichiarato:”Il cambiamento climatico è ormai ampiamente riconosciuto come la più grande minaccia globale del XXI secolo. Sebbene studi precedenti abbiano dimostrato un potenziale aumento della mortalità dovuta al calore, poco si sapeva quanto tale aumento sarebbe stato compensato da una riduzione dei decessi dovuti al freddo. Inoltre, gli effetti tendono a variare da una regione all’ altra, a seconda del clima locale e di altre caratteristiche, rendendo molto difficili i confronti globali.

“Questo studio dimostra l’ impatto negativo del cambiamento climatico, che può essere più drammatico tra le aree più calde e più popolate del pianeta, e in alcuni casi colpisce in modo sproporzionato le regioni più povere del mondo. La buona notizia è che se agiamo per ridurre il riscaldamento globale, ad esempio rispettando le soglie fissate dall’ accordo di Parigi, l’ impatto sarà molto inferiore”. Leggi anche l’articolo sulle temperature dei mari nelle ere passate

La ricerca, finanziata dal Medical Research Council, ha riguardato la creazione del primo modello globale di come cambiano i tassi di mortalità in caso di caldo o freddo. Tra il 1984 e il 2015 ha utilizzato dati reali relativi a 85 milioni di morti, specifici per un’ ampia gamma di località che hanno tenuto conto dei diversi climi, dell’ economia e della demografia.

Ciò ha consentito al team di stimare come cambieranno i tassi di mortalità legati alla temperatura in scenari alternativi di cambiamento climatico, definiti dai quattro percorsi di concentrazione rappresentativi (RCP) stabiliti dal Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici per la modellizzazione e la ricerca sul clima nel 2014.

Nella peggiore delle ipotesi (RCP 8.5), che ipotizza che le emissioni di gas a effetto serra continuino ad aumentare per tutto il XXI secolo, gli autori mostrano il potenziale di fortissimi aumenti netti della mortalità dovuta alla temperatura nelle regioni più calde del mondo. Nelle zone più fredde, il riscaldamento meno intenso e la diminuzione consistente dei decessi dovuti al freddo possono comportare un cambiamento netto o una riduzione marginale dei decessi dovuti alla temperatura.

Nell’ ambito del percorso più rigoroso (RCP 2.6), che ipotizza un picco precoce delle emissioni di gas a effetto serra che poi diminuiscono in modo sostanziale, i potenziali aumenti netti dei tassi di mortalità alla fine del secolo sono minimi (tra -0.4% e +0.6%) in tutte le regioni incluse nel presente studio, evidenziando i benefici dell’ attuazione delle politiche di mitigazione.

Sir Andy Haines, professore di Sanità pubblica e cure primarie presso la London School of Hygiene & Medicine Tropical, e co-autore di studi, ha dichiarato:”Questo documento mostra come i decessi dovuti al calore aumenteranno in assenza di un’ azione decisiva per ridurre le emissioni di anidride carbonica e gli inquinanti climatici a vita breve come il metano e il carbonio nero. Tali azioni potrebbero anche portare a notevoli benefici per la salute a breve termine riducendo i decessi dovuti all’ inquinamento atmosferico.

“È imperativo che le azioni intraprese si basino sui risultati del trattato di Parigi, in quanto gli impegni assunti in tale contesto non sono sufficienti a prevenire il riscaldamento al di sopra dei 2 gradi C rispetto alle temperature preindustriali”.

Antonio Gasparrini ha dichiarato:”I risultati di questo studio saranno cruciali per lo sviluppo di politiche coordinate e basate su dati concreti in materia di clima e sanità pubblica, e per informare il dibattito internazionale in corso sugli impatti del cambiamento climatico sulla salute, che è vitale per la futura salute dell’ umanità”.

Gli autori riconoscono i limiti dello studio, tra cui la mancanza di dati per alcune regioni del mondo e il fatto che i meccanismi di adattamento e i potenziali cambiamenti demografici non sono stati presi in considerazione.

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